Sono sempre più i cittadini italiani che scelgono di trasferirsi all’estero dopo i cinquant’anni (e ben oltre). Secondo le stime del Rapporto degli Italiani del Mondo 2018, redatto dalla Fondazione Migrantes, il loro tasso di crescita si attesta intorno al 50%, raggiungendo il +78% rispetto all’anno precedente.
La partenza più o meno definitiva di anziani verso l’estero vedeva nell’Italia, fino ad una decina di anni fa, una destinazione tradizionale per molti individui che si stabilivano nel Bel Paese dall’Europa del Nord e dagli Stati Uniti.
Ad oggi il flusso sembrerebbe aver invertito la polarità; non tanto per la decrescita degli arrivi di cittadini stranieri anziani, quanto per la considerevole crescita degli italiani che decidono di “godersi la pensione” in un altro paese.
Le motivazioni sono molteplici: alcuni partono per ricongiungersi ai familiari precedentemente espatriati, altri espatriano per acquisire potere d’acquisto in paesi in cui il costo della vita è inferiore. Altri ancora sono attratti dal clima gentile e dalla possibilità di vivere una nuova vita in un contesto più rilassato e piacevole.
La possibilità di cambiare la propria vita in una fase avanzata della propria esistenza suona piuttosto singolare nel nostro ambiente culturale, in uno spazio-tempo nel quale all’anziano viene attribuita un’attenzione particolarmente orientata alla cura e all’assistenza. Con l’avanzare dell’età degli individui, matura invece la necessità di soddisfare specifici bisogni evolutivi; bisogni che tuttavia non frenano le aspettative, i desideri e la vitalità di chi nel proprio progetto di vita vede ancora la possibilità, e la necessità di nuove traiettorie.

Elia Luzzi è blogger per www.transiti.net